Ripetizioni

Caro fra Simplicio,

mi rivolgo a lei, che più di una volta in passato mi è stato di grandissimo aiuto con i suoi preziosi consigli. Il “problema” di cui sto per parlarle non riguarda direttamente me, ma mi sta comunque molto a cuore. Ho iniziato da poco a dare ripetizioni ad un ragazzino (N.) che quest’anno frequenta la terza media. Sebbene abbia un grandissimo potenziale e un’intelligenza fuori dal comune, a N. manca lo stimolo giusto che lo spinga a mettersi sui libri e impegnarsi per raggiungere dei buoni risultati (come capita d’altronde a moltissimi ragazzini della sua età). Più di una volta mi ha ripetuto di non voler ottenere un voto più alto di 6 per non sfigurare davanti ai compagni che altrimenti lo chiamerebbero “secchione” e spesso in classe assume i tipici atteggiamenti da bullo proprio per non deludere gli stessi. Questo suo comportamento conduce spesso a liti furibonde con gli insegnanti, che non perde occasione per deridere o insultare. Arriva addirittura a inneggiare amici più grandi che (stando a quanto riportato) arrivano anche a veri e propri atti di violenza fisica nei confronti dei professori. Come potrà ben immaginare, tutto questo mi preoccupa e non poco. La famiglia, da quel poco che mi è stato dato modo di constatare, si rivolge a lui sempre in tono molto aggressivo. Appena entrata in casa, la madre mi ha presentato il ragazzo e in sua presenza lo ha subito descritto come un idiota, mettendomi in imbarazzo. N., almeno in apparenza, non sembrava turbato dalle parole della madre; mi chiedo se non ci sia semplicemente abituato. Durante le lezioni in casa inoltre, nessuno rispetta i suoi “spazi”. I fratellini più piccoli (come normale) non si fanno alcun riguardo ad entrare e uscire dalla stanza, sbattere le porte, urlare a squarciagola ecc. ma nessuno li riprende. I genitori di tanto in tanto sbucano per chiedere come procede, dando per scontato che il ragazzo non si stia impegnando e il tutto si risolve in una continua minaccia a cui il ragazzo risponde con strafottenza. Ora, con queste mie constatazioni, non ho la benché minima intenzione di giudicare questi genitori o il loro operato, di cui, per altro, conosco solamente ciò che posso carpire durante poche ore settimanali; se gliene parlo, è solo per fornirle un quadro generale della situazione. Quello per cui le sto scrivendo in sostanza, è un consiglio su come approcciarmi a questo ragazzo, che vede anche in me una “nemica” piuttosto che qualcuno di cui fidarsi e da cui ottenere sostegno. Fatico tanto a tenerlo buono e mi pare di non riuscire a stabilire quel punto di contatto che riuscirebbe a rendere le lezione più proficue e ad invogliarlo, magari, a rivalutare tante piccole cose. Non ho la presunzione di poter cambiare radicalmente la vita di questo ragazzo, ma se secondo lei c’è qualcosa che posso fare per rendere più lieti anche solo quei pochi, sporadici momenti che passiamo assieme, la prego, me lo dica.
Mi scuso per i numerosi dettagli e la lunghezza del messaggio. Confido ancora una volta nel suo aiuto e colgo l’occasione per ringraziarla immensamente per tutte le sue belle e sagge parole.
Mi permetta un abbraccio,
Vera
Vera, 19 anni

Carissima Vera,

ti ringrazio per l’abbraccio che ricambio di cuore e per la stima che mi dimostri, peraltro profondamente ricambiata.
Diamoci pure del tu. Ok?
E’ molto bella l’analisi che hai fatto di questa famiglia e del ragazzino al quale, si sente, tieni molto. Penso sia proprio la sua sofferenza che ha fatto breccia nel tuo cuore, perchè quando ci si mette in ascolto di qualcuno e si avverte che soffre, questo muove qualcosa dentro che non assomiglia a niente altro se non proprio alla sofferenza.
Come dici bene tu non si tratta di giudicare, ma di rendersi conto di una situazione che mette profondamente a disagio e lascia interdetti.
Personalmente penso che il ragazzino agisca ciò che ha imparato e che costantemente sente rivolto a sè. E penso che, purtroppo, sia abituato davvero a un certo tipo di linguaggio dispregiativo nei suoi confronti che poi lo rende aggressivo. Avrebbe solo bisogno di amore… come ciascuno di noi.
L’unico modo per poter entrare nel suo cuore è farlo sentire amato e valorizzato per quello che fa di buono. Gratificato se quando fa i compiti riesce in qualcosa, coccolato quando hai l’occasione anche solo di mettergli una mano sulla spalla.
Sento però di doverti dire anche altro… benchè non conoscendo la situazione non voglio spingermi troppo oltre.
Forse non sei capitata per caso in quella famiglia e magari… potresti tentare di parlare con questi genitori, dicendogli quello che vedi e che secondo te fa soffrire il loro figlio. Puoi prenderla larga, magari dicendogli che, se possibile, sarebbe meglio studiare in una stanza dove non corrano i fratelli più piccoli, perchè questo lo sconcentra. E potresti metterti d’accordo con loro per dare un resoconto anche una volta alla settimana invece di vederteli piombare lì in continuazione.
prova a fare un patto con lui, una sorta di alleanza “segreta”, solo tra voi due: digli che di lui ti importa tanto, che gli vuoi e che sai che lui ha delle belle capacità ma che deve solo trovare dentro di sè la fiducia per tirarle fuori.
L’amore è la chiave di tutto. Solo l’amore e tu ne sei piena. Lo si sente da come parli di lui…
Potrebbe essere anche utile andare a parlare con i suoi insegnanti, per confrontarti con loro. Ma questo è un po’ più delicato. Dovresti chiedere il permesso ai suoi genitori con la scusa di cercare di capire meglio i programmi e dove concentrare di più il tuo intervento.
Questo sento di dirti… ma scrivimi quando vuoi. Io vi accompagno con la preghiera.
Complimenti Vera!
Un abbraccio
Fra Simplicio

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