Perché pregare per la pace?

Caro Fra Simplicio, ti scrivo oggi per la prima volta per farti la domanda più stupida e banale del mondo; quella che si pone ogni adolescente che si rispetti: perchè Dio permette la guerra? Il problema è che nei libri non si trova mai la risposta. Quello che voglio chiederti, però, non è tanto perchè Dio permetta la guerra, ma più che altro come può chiederci di pregare perchè la guerra non avvenga. Ringraziandoti in anticipo e complimentandomi per il vostro bellissimo giornalino, ti saluto. Ciao!

Cristina, 14 anni

Cara Cristiana, cerchiamo di superare la tua difficoltà riguardo la preghiera partendo da un altro punto di vista. Se tu hai un grande problema, o devi compiere qualche attività superiore alle tue forze o alle tue capacità, che cosa fai? Non ti sembra la cosa più normale di questo mondo ricorrere ai tuoi genitori, chiedendo magari l’aiuto delle forti braccia del papà, o il sapiente consiglio della mamma? E quante volte i tuoi genitori ti hanno invitata a fidarti di loro e a chiedere a loro in caso di bisogno? Vedi: Dio noi lo chiamiamo “Padre”, proprio per questo. Perché è a lui che ricorriamo quando abbiamo compiti che superano la nostra umana limitatezza. I conflitti sono certo opera degli uomini, che usano male la loro libertà, uno contro l’altro, per prevalere come Caino su Abele, invece di cercare di andare d’accordo come fratelli. A volte scoppiano anche guerre: e certo non sono volute da Dio. Anche la pace, però, coinvolge la responsabilità e la libertà degli uomini. Se la pace non è voluta e cercata, se non ci si dà da fare per trovare compromessi e per perdonarsi a vicenda, pur con fatica, non c’è verso di comporre i conflitti a tutti i livelli. Ma gli uomini, che per i cristiani sono tutti fratelli tra di loro, quando vedono che non riescono a far la pace, ricorrono al Padre che è nei cieli, per chiedere il suo forte aiuto. Anche il rendersi conto di aver bisogno di Dio per ottenere il dono della pace è una riposta alla preghiera. Il Papa ha invitato i cristiani e anche le persone di altre religioni a pregare, cioè a rivolgersi al Padre come figli che si rendono conto di avere un compito troppo grosso e sono incapaci di portarlo a termine da soli. Ma attenzione: noi non chiediamo a Dio di fare tutto, di fare un miracolo e far scoppiare la pace invece della guerra. Il Papa, invitando al pentimento e al digiuno è stato chiaro: ad ogni livello, personale, familiare, comunitario, internazionale, le persone devono guardare nel loro cuore e alle loro decisioni, cambiare atteggiamento e convertirsi dall’egoismo che divide, per essere giusti gli uni verso gli altri. Solo così si otterrà la pace: ed è qualcosa che nasce dalla volontà di tanti uomini e donne. Chiediamo allora a Dio, con il digiuno e la preghiera, prima di tutto di cambiare noi stessi, di farci capire cosa dobbiamo lasciare e cosa possiamo iniziare a fare per l’altro. La preghiera non cambia la volontà di Dio che è sempre di amore e di bene, ma fa invece entrare in noi lo Spirito di Dio, che ci cambia dall’interno. Chiedere a lui è il primo passo per aprirsi a ricevere: come diceva Gesù: cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché un Padre buono dà sempre cose buone ai suoi figli. E se a volte pare dire di no a certe richieste, non è tanto diverso da un papà terreno che non acconsente a tutti i capricci dei figli, ma sa educarli a ciò che è utile e a ciò che invece è dannoso. Lasciamo spazio a Gesù e mettiamoci subito in comunicazione con lui nella preghiera: ascoltiamo e mettiamo in pratica quello che ci dice, e la pace verrà come conseguenza. Iniziamo!

Fra Simplicio

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